Amore e psiche - Teatro dei ruderi 2008
Scritto da Gaetano Bruno   
Giovedì 28 Agosto 2008 13:14

La favola di amore e psiche di Apuleio ha chiuso martedì scorso la serie di appuntamenti della quinta edizione del Magna Grecia Teatro Festival in quel di Diamante. Al teatro dei ruderi di Cirella una splendida Monica Guerritore, insignita del titolo onorario di accademica del peperoncino, ha letto, raccontato e interpretato la favola nella traduzione di Gabriella D’Anna di fronte ad un folto pubblico.

Blaise Pascal, in uno dei suoi più celebri aforismi diceva che “il cuore ha delle ragioni che la ragione ignora”, una sorta di epitaffio che descrive il rapporto sincopato tra Amore e Psiche, tra la passione e la razionalità dove il primo arriva con forza travolgente a scombussolare ogni ordine faticosamente costruito e la seconda vive alla continua ricerca di un rapporto di causa ed effetto che spieghi il susseguirsi degli eventi. Ma quando di mezzo ci si mette il volere degli dei, e nel caso di Amore e Psiche è la capricciosa Venere, turbata dalla bellezza di Psiche a tessera la trama della storia, il rapporto di per sé inspiegabile tra sentimento e razionalità, viene definitivamente stravolto, modellato secondo capricci volubili fino a condurre a conclusioni impensabili attraverso situazioni drammatiche.
Amore dimostra subito la sua imprevedibilità quando, mandato in missione affinché infonda in Psiche il sentimento per un uomo indegno, decide che sarà lui stesso a inebriare di passione travolgente e tormentata la vita della giovane donna. Lei, in cambio di questo amore estatico, dovrà accettare, e accetta, di non vedere mai in volto il suo amato. Ma l’invidia delle sorelle porterà Psiche, per sua natura inquieta al mistero e in cerca del conoscibile, di ciò che è chiaro agli occhi e alla mente, al tradimento della promessa.
Da quel momento Amore, ferito nel corpo divino dalla fiamma con la quale Psiche lo illumina, e nell’animo dalla curiosità mista a paura che ha spinto Psiche ad infrangere la promessa, tornerà a rifugiarsi nella casa materna, da Venere, dopo aver condotto al suicidio le sorelle della sua amata. Lei, straziata per l’amore perduto, vagherà fino a giungere anch’ella alla casa di Venere dove verrà sottoposta ad una serie di prove nel rispetto del classico schema caduta-conversione-risalita.
La discesa agli inferi per recuperare dalle mani di Proserpina un cofanetto con dentro la bellezza, ricorda la favola di cappuccetto rosso, con Psiche che oltrepassa il bosco infernale per andare dalla nonna ben attenta a sfamare con delle focacce il cane a tre teste posto alla porta degli inferi. Ma ancora una volta la curiosità, che è donna, la tradisce e Psiche apre il cofanetto destinato a Venere. Toccherà a Zeus, padre degli dei, ricomporre i pezzi di una soap opera vecchia di millenni ma ancora terribilmente attuale, consacrando Psiche a dea e accordando così le nozze con Amore.
 

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