Antonietta dell’Arte presenta a Diamante “Il tema del Padre”
Scritto da Giovanni Amoroso   
Venerdì 29 Agosto 2008 10:58

Sala gremita per l'atteso Incontro con… l'autore, organizzato dall' Assessorato alla Cultura del Comune di Diamante. Era presente, come sempre, l'emittente locale Tele Diamante. Lunedì 18 agosto poco dopo le 21:30 presso la Sala Consiliare del Palazzo di Città è tornata in cattedra la nota poetessa Antonietta Dell'Arte, siciliana d'origine, che divide da tempo le sue stagioni fra Milano e Diamante, suoi luoghi d'ispirazione e di adozione.

La Dell'Arte fin dal 1986 collabora con l'Assessorato alla Cultura, in quella estate portò a Diamante poeti di fama internazionale del calibro di Silvana Colonna, Dacia Maraini, Alberto Mario Morioni e Roberto Sanesi. Collaborarono in quella occasione Nani Razzetti, già promotore della prima iniziativa del 1981 e Giorgio Seveso, allora critico d'arte per L'Unità alla Biennale di Venezia. Nel 2004 la storia si ripete, ancora murali di poesia, la Dell'Arte ne regala altri due al museo all'aperto della Perla del Tirreno, il primo riporta un testo di Mario Luzi, poi omaggiato con l'alta carica di senatore a vita e scomparso di recente, l'altro riporta una sua poesia. A Diamante ha lasciato il suo segno delicato ed al contempo deciso, complessivamente, su sette murali di poesia, ricca e varia la produzione di saggi, poesie, e fiabe, molta parte di questa ha anche varcato i confini nazionali venendo tradotta in varie lingue. L’introduzione della serata, data dall’uscita del volume di poesie, forse, più caro all’autrice dal titolo “Il tema del Padre”, edito da Passigli è stata affidata all'Assessore alla Cultura Battista Maulicino che ha sottolineato l'affetto che Diamante nutre per Antonietta Dell'Arte, poetessa che in più tratti ed in diversi modi ha ricordato il suo paese d'adozione nelle sue opere. Questo nuovo incontro fra la Dell’Arte e la sua Diamante è stato caratterizzato come sempre da intermezzi di musica classica affidati al Maestro Paolano Fabrizio Marzullo, che nel brano conclusivo, tratto da “La caccia” di Paganini, ha saputo eseguire un brano per orchestra simulando col suo violino svariati strumenti, fra questi il corno che ben rappresentava le atmosfere tipiche della caccia. La lettura dei testi è stata affidata all’autrice che fa della sua voce un sublime strumento musicale in grado di coinvolgere il pubblico, particolarmente sensibile nell’occasione ai temi trattati. In fondo si trattava del rapporto fra un padre e una figlia raccontato con le metafore e le allegorie della poesia, ma reso vivo, palpabile, in una sola parola: emozionante.

 

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