La solitudine dei numeri primi
Scritto da Gaetano Bruno   
Giovedì 28 Agosto 2008 12:18
“In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri prime che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero…”
Solo a pagina 129 Paolo Giordano ci spiega il titolo accattivante del suo romanzo. Un romanzo che parla di solitudine, di diverse solitudini. Di solitudini scavate nell’animo da eventi che ti spezzano la vita in due. C’è la vita prima del momento di rottura e poi c’è tutto il resto durante il quale tutto quello che viene vissuto è filtrato dalla profonda ferita che quel taglio ha lasciato nel cuore e nella mente. I ricordi del prima sono inevitabilmente malinconici. Ricordi che parlano di assenze, di occasioni perse per l’eccessiva insicurezza, ricordi dai quali si cerca di sfuggire rifugiandosi in un ordine che si fatica a costruire. Mattia lo torva nella matematica dove tutto può avere un senso se hai pazienza di far quadrare i conti; Alice nella fotografia attraverso la quale riesce a sentirsi padrona di quella realtà che troppo spesso ha sentito di dover subire come un castigo imposto da qualcun altro. “Mattia pensava che lui ed Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma mai abbastanza per sfiorarsi davvero . A lei non l’aveva mai detto.” Non sono solo i protagonisti di questo romanzo mentale ad essere raccontati attraverso questo meccanismo del prima e dopo cesura. I personaggi di contorno sono anch’essi segati in due, chi dalle rifrazioni delle ferite dei protagonisti, chi da personali ricordi malinconici che ti permettono di disegnare a fatica un sorriso di circostanza sul volto e che, allo stesso tempo, non ti lasciano mai libero fino in fondo di godere della bellezza della vita. Giordano dipinge i suoi personaggi con una scrittura vischiosa che inghiotte il lettore. Le immagini hanno contorni nitidi così come le contorsioni psicologiche alle quali, a tutte, è sotteso un insistente filo di malinconia. Una malinconia che rimane costante negli anni, anzi si rafforza dietro le disavventure della vita che sembrano tutte inestricabilmente legate a quel momento di rottura in cui la vita cambia e ti cambia per sempre. Il romanzo procede per sbalzi temporali anche lunghi di diversi anni raccontando le storie di Mattia ed Alice sempre separati da una distanza che non permette loro di toccarsi se non nella mente. E nel leggere il libro ho pensato quasi subito a come sarebbe facile trasformarlo in un film . E così sarà. Proprio prima di sedermi a scrivere la presentazione di questo romanzo su Calabria Ora del 28 agosto mi imbatto in una intervista a Giordano che a Reggio Calabria ha ricevuto il premio Seminara. Scopro che a metà settembre dovrebbero iniziare le riprese del film a cura della Offside e che lui vorrebbe attori anonimi per interpretare i suoi personaggi altrettanto comuni. Del regista ancora non si parla ma Giordano ha chiare anche i dovuti accorgimenti che dovranno essere apportati nella trasposizione del testo su pellicola. Tutto dovrà essere ancora più freddo, distante. Eliminare l’interiorità dei personaggi che sulla carta è ben espressa e caratterizzare molto i gesti per suggerire l’emotività. Un film che personalmente aspetto con ansia per vedere quanto le immagini suscitate dalla lettura possano combaciare e soprattutto per vedere se il racconto cinematografico seguirà la linearità temporale del testo o sarà raccontato attraverso flashback e flashforward. Per voi che siete stati incuriositi dalla trama prima ancora che dal titolo consiglio vivamente la lettura, come è consuetudine, prima di vedere il film.
 

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